Con Decreto Ministeriale n.180 del 17 dicembre 2025, in attuazione dell’art.12 della Legge n. 132/2025, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha adottato le Linee Guida volte a garantire un utilizzo sicuro e responsabile dell’Intelligenza Artificiale nel contesto lavorativo. Il provvedimento, arricchisce, quindi, il quadro normativo europeo e nazionale in materia di IA e ha l’obiettivo di fornire alle imprese uno strumento pratico e aggiornato, volto a comprendere sia i benefici della tecnologia che a scongiurarne i potenziali rischi.
Come noto, l’Intelligenza artificiale ha apportato alle aziende molteplici benefici favorendo, ad esempio, un incremento della produttività attraverso l’automazione delle attività ripetitive e l’ottimizzazione dei processi interni, consentendo una riduzione del carico di lavoro per i dipendenti ed un miglioramento complessivo della qualità delle prestazioni. L’implementazione dell’IA ha inoltre eliminato mansioni usuranti e ripetitive, diminuendo l’impegno manuale e lo stress operativo ed ha permesso anche di assumere decisioni più precise, poiché gli algoritmi sono in grado di analizzare grandi quantità di informazioni in tempo reale, supportando scelte più rapide e consapevoli. Un ulteriore vantaggio rilevante è rappresentato dalla possibilità, specialmente nel settore commerciale, di adeguare strategie di marketing in base ai comportamenti e alle preferenze della clientela, sottoponendo alla loro continua attenzione prodotti affini a quelli già ricercati o acquistati.
Tuttavia, l’adozione dell’IA all’interno delle aziende necessita di una ridefinizione del rapporto tra impresa e lavoratori. Infatti, se da un lato, l’IA può facilitare il lavoro, dall’altro, se non supportato da adeguate misure di tutela, potrebbe anche generare nuove forme di disuguaglianza e precarietà. Per questo motivo le Linee guida mirano a prevenire l’insorgere di fenomeni discriminatori, che possono derivare da un utilizzo improprio dell’IA nei processi decisionali aziendali, in particolare quando questi ultimi incidano sulle condizioni di lavoro, sulle valutazioni delle performance dei lavoratori o sulle loro opportunità professionali, con il rischio di penalizzare determinati gruppi e creando, di conseguenza, discriminazioni inconsapevoli.
Emblematico, in tal senso, è il caso Uber, dove la determinazione della retribuzione dei lavoratori veniva calcolata mediante un algoritmo che teneva conto di parametri quali il tasso di disponibilità e la valutazione espressa dai clienti. Nel caso di specie, il pregiudizio diffuso circa la presunta inaffidabilità delle donne alla guida aveva inciso sulle valutazioni dei clienti, determinando, in questo modo, una disparità retributiva fondata sul genere. Con riferimento alle discriminazioni di genere in fase di selezione, si riporta il caso Amazon dove l’algoritmo usato esaminava e classificava i dipendenti tramite un insieme di dati per automatizzare il processo di selezione del personale. Tuttavia, poiché storicamente il settore tecnologico è caratterizzato da una prevalenza maschile, l’intelligenza artificiale, addestrata su tali dati, ha desunto che il profilo “ideale” corrispondesse a quello maschile. Di conseguenza, il sistema ha iniziato a penalizzare e a considerare i CV femminili.
Per tale motivo, le Linee guida nel paragrafo intitolato “IA e rapporto tra aziende e lavoratori: nuove regole e opportunità” prevedono che ogni decisione basata sull’IA sia verificata e validata da responsabili umani competenti. Esse prevedono che i lavoratori debbano essere adeguatamente informati dal datore di lavoro sulle modalità e sui tempi di utilizzo dell’IA, così da poter esercitare il diritto di contestazione in caso di valutazioni ritenute non corrette o ingiustificate.
Uno dei rischi più concreti, infatti, è rappresentato dall’adozione dell’IA da parte delle aziende per finalità di sorveglianza eccessiva, idonee a generare un clima di controllo costante, aumentando i livelli di stress e riducendo l’autonomia professionale.
In particolare, i sistemi algoritmici che monitorano in modo continuo la produttività, i software di riconoscimento facciale o di tracciamento, oppure i meccanismi decisionali automatizzati che assegnano premi, sanzioni o licenziamenti in assenza di coinvolgimento umano, potrebbero compromettere il benessere psicologico dei lavoratori, alimentando pressioni indebite e percezioni di ingiustizia.
Le Linee Guida prevedono, quindi, che l’impiego dell’intelligenza artificiale nei contesti lavorativi debba avvenire nel rispetto della salute, della dignità e del benessere dei lavoratori al fine di prevenire il c.d. stress da automazione, ossia la forma di disagio lavorativo connessa all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, qualora adottata nel rispetto del quadro normativo vigente, essa può costituire un’importante opportunità per migliorare la prevenzione e la sicurezza. In tale prospettiva, l’INAIL, ad esempio, sta sperimentando l’utilizzo dell’IA in vari ambiti, tra i quali, ad esempio, l’elaborazione di mappe dinamiche del rischio, il potenziamento della formazione e lo sviluppo di soluzioni dedicate alle attività più pericolose, contribuendo così a ridurre gli infortuni e le malattie professionali.
L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nelle aziende sta, inoltre, rendendo sempre più necessario il ricorso a percorsi di formazione continui al fine di prevenire il rischio di esclusione tecnologica e di ridurre il divario tra chi è in grado di utilizzarla efficacemente e chi, invece, si trova in difficoltà nell’adattarsi al cambiamento.
Si stima, infatti, che a livello globale, secondo il World Economic Forum, quattro lavoratori su dieci dovranno migliorare le proprie competenze entro il 2030 al fine di mantenere la propria occupabilità, in ragione della crescente diffusione dell’Intelligenza artificiale.
In tale contesto, Le Linee Guida prevedono che le imprese dovranno investire nell’aggiornamento del personale, mentre i lavoratori, indipendentemente dal settore in cui operano, dovranno essere sostenuti attraverso percorsi formativi accessibili e mirati, poiché, sempre alla luce di recenti studi, numerose professioni, caratterizzate da mansioni ripetitive, risulteranno fortemente esposte ad una riduzione dei posti di lavoro disponibili. Di contro, però, si ritiene che, grazie alla nascita e allo sviluppo di figure professionali altamente specializzate, in grado di progettare, gestire e supervisionare sistemi intelligenti, emergeranno nuove e significative opportunità occupazionali.
In conclusione, il Decreto Ministeriale n. 180/2025 rappresenta un ulteriore strumento di orientamento, pensato per favorire un equilibrio tra progresso tecnologico e tutela delle persone, ribadendo il ruolo centrale del lavoro e della responsabilità umana nell’era dell’Intelligenza artificiale e prevenendo che un uso eccessivo dell’IA possa portare alla perdita di competenze interne o all’eccessiva dipendenza operativa.
A cura di Alessandro Facciolongo
